RAPPORTI FRA FUTURISMO E FASCISMO

SOTTOTRACCIA

Rapporti fra Futurismo e Fascismo

di Boris Brollo

 

 

La mostra Il Tempo del Futurismo tenutasi alla GAM di Roma (3 dicembre '24) e curata dal prof. Gabriele Simongini sembra aver "sdoganato" il Futurismo dalla condizione di essere "arte fascista" e quindi godibile senza più il marchio dell'infamia! Tanto è che si parla di creare una rete delle realtà cittadine toccate dal Futurismo per cui dimostrare che questa avanguardia fu un evento generale nazionale. Direi di più che con Futurismo & Futurismi di

Pontus Hulten tenutasi a Palazzo Grassi in Venezia nel 1986 si è dimostrato che il Futurismo fu, come il Liberty, l'ultima avanguardia mondiale in quanto egli attraversò la Russia col Cubofuturismo, l'Inghilterra con Vorticismo e il Messico con lo Stridentismo, e tanti altri Paesi creando discepoli che come nelle religioni adattavano lo schema centrale ai loro bisogni locali.

In occasione del 140° anniversario della morte di Luigi Russolo, cofondatore del Futurismo con Filippo Marinetti, Umberto Boccioni, di cui fu un grande amico, Carlo Carrà e Gino Severini, il relatore prof. Gabriele Simongini ha fatto presente la non adesione del Russolo al fascismo e per questo egli fu pure osteggiato. La cosa non è nuova. Pure io lo scrissi in due diverse occasioni e ne riprendo qui l'argomento citando Simona Bartolena in un suo saggio: Luigi Russolo: tra Simbolismo e Futurismo, pubblicato nel 2013 là dove dice:" L'allontanamento dalla Sarfatti (1) andrà, infatti, in qualche modo di pari passo col suo allontanamento dal fascismo e la sua sempre più evidente posizione anti mussoliniana. E' da ricercarsi anche in questa scomoda posizione politica il fatto che Russolo sarà escluso dalla maggior parte delle mostre ufficiali organizzate in quegli anni." Per inciso la polemica con la Sarfatti riguardava l'orientamento di Lei verso la pittura che si rifaceva al nostro Quattrocento e quindi ritornava indietro rispetto alle conquiste futuriste e proprio su questo Russolo fu ispiratore del manifesto Contro tutti i ritorni in Pittura(2). L'ultima sua presenza, dopo la mostra con la Sarfatti del 1926, fu nel 1930 alla Biennale di Venezia. Il resto della compagine futurista con l'eccezione di Luigi Russolo e di Umberto Boccioni in quanto morto nel 1916, si iscrissero al partito fascista dopo l'ascesa di questo nel 1922 . Già nel 1919 Marinetti e altri futuristi parteciparono alla fondazione dei Fasci di Combattimento. I futuristi vedevano il fascismo come la realizzazione delle proprio istanze politiche e rivoluzionarie. Dopo il 1922 alcuni futuristi fra cui Marinetti espressero nostalgie per il movimentismo del '19 contro il regime oramai divenuto burocratico parlamentare. Ma nel 1929 F.T. Marinetti accettò di diventare Accademico d'Italia chiudendo la sua parabola di ribelle futurista. Da qui sorge il fatto che nel dopoguerra l'arte e la pittura futurista subirono la gogna e il rigetto della Repubblica Italiana fondata sull'antifascismo. Ma fu così veramente? Alcuni pittori poi divenuti importanti nacquero artisticamente nell'arte di regime, vedi Renato Guttuso che vinse premi negli anni Quaranta. Per amore di verità i futuristi furono capiti da subito alla loro nascita come elementi di novità e di rottura. Antonio Gramsci non si limitò a criticare il Futurismo, ma ne riconobbe anche il valore artistico e l'importanza culturale. Ebbe un rapporto complesso coi futuristi, li difese negli anni della loro nascita dai gruppi clericali e ne scrisse positivamente su Ordine Nuovo nel 1921(3). Lo stesso Lev Trotskji sostenne le avanguardie artistiche per il loro contenuto rivoluzionario agli inizi del Novecento. Negli anni cinquanta Lucio Fontana nei suoi manifesti spesso scrisse che il suo operato derivò come proveniente dall'esperienza culturale del Futurismo. Ma poi un giovane critico e storico Maurizio Calvesi nel 1970 pubblica per Fratelli Fabbri editore Il Futurismo. Egli nel 1941, a quattordici anni, frequentava lo studio di Giacomo Balla e lì conobbe F.T. Marinetti. Per cui possiamo dire che crebbe nel "latte" futurista. Enrico Crispolti, critico e storico pure lui, nel 1969 scrisse Il mito della macchina e altri temi del Futurismo; oltre a Storia e Critica del Futurismo, Laterza editore; Il Futurismo e la Moda, Marsilio editore. E coniò il termine Secondo Futurismo. Ora essendo note le loro posizioni progressiste non si può dire che il Futurismo sia stato riabilitato e "sdoganato" solo oggi per tenerne legato il nome all'attuale destra nazionale, bensì le sue origini rivoluzionarie portano ad oggi grazie a tutti questi passaggi nell'arte contemporanea che ne riecheggia il fremito ribelle rappresentato in primis da Luigi Russolo nostro conterraneo.

 

(1) Margherita Sarfatti, nata Grassini (Venezia8 aprile 1880 – Cavallasca30 ottobre 1961), è stata una critica d'arte italiana, nota per essere stata un'amante di Benito Mussolini e per la sua importanza nel panorama culturale internazionale del tempo. Si formò sugli scritti di John Ruskin. Fu la prima donna, non solo in Italia, a occuparsi con competenza e dedizione di critica d'arte. Fu una convinta sostenitrice del fascismo e collaborò attivamente con Benito Mussolini, promuovendo la sua immagine pubblica attraverso la biografia Dux e contribuendo al consolidamento del regime attraverso il movimento culturale del Novecento Italiano.

(2) Il Novecento è stato un movimento artistico italiano nato a Milano alla fine del 1922.Questi artisti, che si sentivano traduttori dello spirito del Novecento, provenivano da esperienze e correnti artistiche differenti, ma legate da un senso comune di "ritorno all'ordine" nell'arte dopo le sperimentazioni avanguardiste del primo novecento (futurismocubismo): il Novecento torna quindi ad avere come supremo riferimento l'antichità classica, la purezza delle forme e l'armonia nella composizione. Più in generale il termine viene utilizzato anche per tutta quella che caratterizza il ventennio fascista in Italia, improntata soprattutto a un neoclassicismo semplificato ovvero a una rilettura dell'architettura moderna in chiave monumentalista.


(3) I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi, questi operai sostenevano la storicità, la possibilità di una cultura proletaria, creata dagli operai stessi».

Antonio Gramsci, su Ordine Nuovo – 5 gennaio 1921- Torino

Categorie: arte
Pubblicato il 14 Dicembre 2025

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